CERTIFICAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI

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CERTIFICAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI

Messaggio  Ing. Andrea Baruzzi il Mer Mag 28, 2008 7:22 pm

Parlare di certificazione energetica degli edifici in Italia è cosa abbastanza complessa visto che non sono ancora ben chiare le disposizioni nazionali, eppure in Italia si certifica. La situazione, sebbene non definita, è tutt’altro che statica. Una riflessione su ciò che sta succedendo fa emergere aspetti positivi e negativi:
La certificazione energetica è riuscita a conquistarsi la fiducia del mercato. Nessuno più mette in discussione la sua utilità e pochi oramai, stiamo parlando degli operatori, la considerano un atto formale. Se il settore edilizio sta attraversando una fase critica gli edifici più efficienti saranno quelli venduti prima e la targa energetica è l’elemento ben visibile che fa emergere la differenza
Il discorso è diverso se si considerano gli edifici esistenti. In questo caso la certificazione
per i trasferimenti di proprietà di edifici interi è ancora vista come un documento che esige il notaio per completare l’atto. Il certificato, infatti, viene prodotto quando chi vende ha già raggiunto un accordo con chi acquista e la classe energetica risulta pressoché ininfluente sulle scelte di quest’ultimo.
Il problema vero è che non esiste una sola certificazione ma esistono tante certificazioni. In mancanza di un riferimento nazionale, che avrebbe potuto almeno ispirare le scelte locali, alcune Regioni si sono mosse in piena autonomia, nel rispetto delle regole sancite dall’articolo 17 del dlgs 192/05. Le prime tre Regioni che si sono mosse, Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna, oltre alla Provincia Autonoma di Bolzano, hanno stabilito regole diverse sia per le metodologia di calcolo, sia per il criterio di classificazione. Non credo che il mercato immobiliare o il semplice cittadino si siano accorti di questo: molti pensano che la certificazione degli edifici sia figlia della certificazione degli elettrodomestici e che quindi non esistano barriere regionali o locali nell’ interpretazione del risultato. Quando si parla di classe energetica si fa semplicemente riferimento a una lettera: la classe G rappresenta il livello più basso e la classe A rappresenta il top e tutti naturalmente puntano al top. Purtroppo due edifici perfettamente uguali collocati in Regioni che confinano tra loro, quindi con caratteristiche climatiche confrontabili, possono appartenere a due classi anche molto diverse tra loro.

Più passa il tempo più la situazione si complica. Eppure anche senza le linee guida nazionali qualcosa da fare ci sarebbe. La procedura di calcolo ad esempio è praticamente pronta. Le norme UNI TS 11300 parte prima e parte seconda, quelle essenziali per poter calcolare il fabbisogno di energia primaria degli edifici per la climatizzazione invernale e l’acqua calda sanitaria, stanno per essere pubblicate e saranno disponibili in pochissimi mesi. Se le Regioni che sono già partite si adeguassero alla procedura nazionale sarebbe già un bel passo in avanti, una dimostrazione di sensibilità su una problematica che dovrebbe uscire dai localismi per diventare un tema portante del nostro Paese

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