“Psico che”? Che cos'è la psicosomatica e perché ne hai bisogno.

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“Psico che”? Che cos'è la psicosomatica e perché ne hai bisogno.

Messaggio  Admin il Mer Apr 16, 2008 1:00 am

Tutte le malattie ed i sintomi “rendono manifesto” un messaggio inviato dal corpo ad una mente che lo rifiuta
razionalmente. Ciò di cui mi sono accorta sempre più di frequente incontrando le persone, è che il corpo non
mente mai mentre il paziente si, a volte paradossalmente a sua insaputa, (nel senso che può non essere cosciente
delle cose che nasconde). Ognuno di noi sarebbe potenzialmente in grado di comprendere i segnali del nostro corpo,
eppure la “società” che impone un modello di comportamento “giusto” “controllato” ed “educato” insieme con le
“buone maniere”, le “situazioni”, le “circostanze”, i “blocchi emotivi”, il “carattere”, le “responsabilità” e, ci allontanano
sempre più dalla nostra capacità di autoascolto ed autoaccettazione.
Il corpo esprime gioia, rabbia, dolore, paura, tristezza, nervosismo e tutta la vasta gamma dei sentimenti umani che
ben conosciamo, attraverso un linguaggio particolare, immediato, che però non sappiamo (o non vogliamo) più
leggere; questa forma di espressione è quella dei simboli. Solo attraverso l’interpretazione corretta del
sintomo/simbolo, è possibile lavorare sull'origine del problema e far emergere la vera causa del disagio che una
volta capita, termina la sua funzione e sparisce naturalmente e questo “passa” necessariamente dall’analisi della
vita, del carattere e dello stato d’animo di ogni soggetto.
Va da sé che anche i “fattori esterni” sono determinanti nel formarsi di una malattia (inquinamento, fumo, stile
di vita etc..), ma il fattore psico/emozionale è tanto importante da condizionare il dove, il se ed il quando la
malattia insorgerà (altrimenti non si spiegherebbe come alcuni grandi fumatori, ad esempio, non si siano mai
ammalati e come persone considerate “allo stadio terminale” siano incredibilmente guarite). La psicosomatica si
propone così di affiancare la medicina tradizionale occidentale, che ha il merito delle grandi scoperte
farmacologiche che hanno cambiato le sorti del mondo, ma che va completata estendendo il processo di guarigione a
tutta la sfera soggettiva dell'individuo, superando quella visione limitata e criticabile, tutta occidentale, che vuole
il corpo (soma) separato dalla mente (psiche)..
Corpo e mente sono infatti profondamente legati tanto che persino recenti ricerche scientifiche (condotte in
particolare nei campi della psiconeuroimmunologia e della psiconeuroendocrinologia) hanno dimostrato come vi sia
un'interazione continua tra emozioni e reazione fisica scoprendo che l'emozione paradossalmente non è solo
celebrale e che la reazione, altrettanto paradossalmente, non è solo fisica!
In altre parole, noi siamo non solo quello che mangiamo, che beviamo, che respiriamo e che viviamo; siamo
anche quello che pensiamo, le emozioni ed i sentimenti che proviamo, il modo in cui reagiamo e così via. Lo
psicosomatica è un ideale affiancamento quindi delle persone e delle cure mediche tradizionali, in tutte le fasi; sia in
quella “preventiva” che in quella “curativa” perché:
 interviene efficacemente sul sintomo, interpretandolo e sciogliendolo non appena questo si presenta,
in modo da evitare e prevenire l'instaurarsi dello stato patologico. Lo psicosomatista è vicino al
paziente, lo aiuta e lo sostiene, inducendolo a guardarsi dentro ed a leggere il vero significato
profondo di quello che sta succedendo, guidandolo sulla rotta della consapevolezza e della crescita del
sé ed accompagnandolo nel cambiamento, Questo è possibile grazie alla collaborazione della persona che
si sottopone volontariamente all'analisi della manifestazione aiutata all'occorrenza anche dal supporto
di ulteriori metodologie (quali coaching, comunicazione non verbale, programmazione neurolinguistica) ma
mai da psicoterapie o farmaci.
 potenzia i benefici psico/fisici della cura nel caso la patologia sia già in essere, prestando al soggetto
tutte le attenzioni necessarie (di cui molto spesso il soggetto non è neppure cosciente), trasformando così
l'individuo da soggetto passivo che “subisce” il trattamento a soggetto attivo, protagonista della
propria guarigione. La personalizzazione è tema centrale in ambito psicosomatico, tanto che il rapporto
diretto con la persona (attraverso il colloquio) non è prescindibile, e ciò assume ancora più importanza in
un'ottica di affiancamento alla medicina tradizionale, che cura con gli stessi farmaci tutte le persone, per
quanto queste siano invece diverse (per razza, sesso, età diversa, valori ed esperienze personali).
 riduce il bisogno di ricorrere a quelle categorie di farmaci (quali ad esempio gli antidolorifici) il cui compito
è semplicemente quello di eliminare il sintomo, di “addormentarlo”, cancellandone la manifestazione
“esteriore”, Tale operazione equivale ad applicare un cerotto su una bocca che urla, e, non sentendola,
convincersi che il male che manifestava non ci sia più. Questo, a dispetto del sollievo immediato, ha un
effetto profondamente controproducente perché il sintomo inascoltato, che è invece voce di un
disagio profondo- (e che a differenza della manifestazione, non scompare!!) si riproporrà (se siamo
fortunati) nello stesso organo o (se siamo sfortunati) in un altro situato più in profondità (processo
di “vicariazione regressiva”). Inoltre, ricorrendo facilmente a questo particolare tipo di sostanze, ci siamo
abituati a “metterci a tacere”, disabituandoci ad ascoltarci ed allontanandoci ancora di più dai messaggi
che nostro corpo ci vuole trasmettere. Per questo è importante smettere di scappare da noi stessi e
decidere di cambiare atteggiamento, rivolgendoci allo psicosomatista, per divenire più consapevoli.;
 contrasta non l'uso ma l'abuso di farmaci comunemente assunti, perché diminuisce e “razionalizza” la
paura della malattia, ed insegna un nuovo approccio secondo cui questa non va più “rifuggita” ad ogni costo,
ma ascoltata.
La psicosomatica, mettendo l'uomo e tutto il suo mondo al centro, si traduce allora in un fondamentale
strumento di crescita e di approfondimento personale, in grado di insegnarci a “sfruttare positivamente”
qualcosa che prima era considerato solo in chiave negativa, ed intervenendo sul disagio sia sul piano fisico
(che condiziona quello psichico) che su quello psichico (che a sua volta agisce su quello fisico) affianca le figure
professionali del medico e dello psicologo senza sostituirle:
 sul piano fisico: perché è in grado di fornire la chiave di lettura del messaggio, la lettura del sintomo,
o della manifestazione che ci “disturba” (che potrebbe anche non consistere in una patologia ma
semplicemente in condizioni fisiche spiacevoli quali ad esempio calvizie, sovrappeso, forfora, cattivo odore).
Tale interpretazione è talmente profonda da risultare spesso “incredibile” alla persona, che spesso sul
momento la percepisce come assolutamente non calzante al suo caso. Questo accade perché
l'interpretazione corretta del sintomo è necessariamente relativa ad un aspetto del sé che il soggetto
quando si rivolge a me, non vede/non accetta (altrimenti verrebbe riconosciuto, riferito e quindi sfogato e
a livello verbale/razionale e non fisico) e che la persona tenderà quindi a negare. Ma la sensazione di
“estraneità” è destinata ad essere solo temporanea; perché, una volta “smossa la terra” e la piantina
potrà germogliare, lo farà solo quando le condizioni saranno ideali perché il seme possa schiudersi; in altre
parole il soggetto ha bisogno di tempo per “digerire” quanto gli viene detto, e lo accetterà
razionalmente solo quando è pronto, fino a divenire non solo lampante ma l'unica spiegazione
possibile. Questo concetto ha inevitabilmente implicazioni anche sulla sfera relazionale; basti pensare che
è stato dimostrato che un individuo tende ad essere particolarmente irritato dalle persone che
manifestano quelle caratteristiche del sé che proprio quell’individuo non accetta. Tale meccanismo
viene definito meccanismo dello specchio. In altre parole “non esiste una persona che non ci piace in
termini assoluti, esistono solo parti di noi che non accettiamo”.
 Sul piano psichico: intervenendo non necessariamente quando il disagio si è già tradotto in
sintomo/manifestazione (fase avanzata), ma già quando ci si sente che, anche in assenza “espressioni
fisiche evidenti”, “qualcosa non va” anche “solo” a livello relazionale e/o psicologico (ovvero quando
ci si ritrova ad affrontare sensazioni di panico, senso di ansia, stress, apatia, angoscia, isterismo, insonnia,
stanchezza e fiacca, nervosismo, rabbia, tristezza, demotivazione). Questi casi non vanno infatti
assolutamente sottovalutati, perché se ascoltati nel modo giusto possono essere superati evitando
di manifestarsi somatico/sintomaticamente. Lo psicosomatista, in tale situazione ascolta la persona,
legge i sentimenti, individuandone il potenziale riflesso somatico (ovvero attraverso l'analisi
approfondita della sfera soggettiva della persona, individua gli organi potenzialmente colpiti e le
manifestazioni che potrebbero originarsi), ed agisce elaborando col soggetto un approccio diverso nei
confronti del sé e della sua vita e ristabilendo l'equilibrio.
Il compito dello psicosomatista è quindi in primis quello di individuare nel minor tempo possibile le cause del
malessere sia fisico che psichico e si conclude non appena la persona è pronta ad accettare razionalmente il
messaggio che origina il sintomo, e portandolo al livello cosciente, lo supera naturalmente. Una persona
pronta ad affrontare sé stessa, che vuole capire ciò che è dietro a quello che l'affligge invece di scappare (sia
questo uno stato d'animo, un sintomo o una patologia in essere) si rivolge spontaneamente allo
psicosomatista, e trae beneficio immediato dagli incontri perché già da sola ha “fatto un pezzo di strada” e, ponendosi
quale soggetto attivo, che impara dalle sue esperienze, sente il bisogno di rivolgersi ad un consulente che lo
guidi ad un’approfondita conoscenza di sé che si perfeziona con la comparsa di ogni nuovo segnale.
Perché allora se ciò di cui abbiamo bisogno è semplicemente capire noi stessi, è così necessaria una figura
che ci accompagni?? Lo è perché questo esperto, (lo psicosomatista) interviene su qualcosa in cui noi, da soli, non
siamo/non siamo stati in grado di intervenire. Se il messaggio, infatti, si manifesta, significa che non gli è stata
data la possibilità di penetrare nella sfera cosciente del soggetto, ovvero significa che in passato è già stato,
“bocciato” e non accettato inconsapevolmente dall'io razionale. Ecco perché è necessaria una persona
professionale, terza ed esterna che ci riproponga ad un livello cosciente, ciò che non ha avuto “le gambe
così lunghe da superare le mura innalzate dalla nostra mente”, la quale però, non potendo più “far finta di
non vedere”, accetterà e quindi supererà il messaggio all'origine del disagio non appena è pronta.
Non esistono “guarigioni miracolose” (che nemmeno la medicina ufficiale si sa spiegare), ma giusti percorsi di
consapevolezza che conducono il soggetto a sciogliere il contenuto conflittuale racchiuso nella malattia, il
“nodo” per così dire, aprendo le porte al processo naturale della guarigione poiché il corpo tende naturalmente
al proprio equilibrio. La malattia non deve allora più spaventare; essa rappresenta un percorso e va perciò
interpretata in chiave evolutiva e non distruttiva. In tale ottica ci si accorgerà facilmente che questa in realtà
rappresenta un’eccezionale occasione per crescere, riflettere, ed approfondire il nostro vero “sé”.
Buon Viaggio.. Dott.ssa Silvia Caldironi silviacaldironi@psicosomatista.com
Www.psicosomatista.com

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