DESTINAZIONE MARTE

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DESTINAZIONE MARTE

Messaggio  Giuseppe Di Giovanni il Lun Set 01, 2008 10:44 pm

La Terra è sconvolta da una guerra senza quartiere che, in trent’anni, ha distrutto ogni cosa. La superficie terrestre è divenuta invisibile, la temperatura dell’aria altissima, il terreno arido e senza vita. Per sfuggire alla guerra e alla devastazione planetaria, gli uomini sono costretti a vivere al buio, nel cuore di tunnel sotterranei. Ma la situazione è al limite. Quanto a lungo potrà durare quella condizione? Quale futuro garantisce un presente di guerra, inquinamento, nascondiglio? Un presente che i terrestri non sopportano più. “Gli uomini”, dicono ora, “non sono fatti per vivere in tunnel di metallo, nutrirsi di cibo coltivato in vasche, lavorare e dormire e morire senza mai vedere il sole”.
E poi, i bambini. Cosa dire dei bambini, “generazione nata nel mondo sotterraneo”
Così, i terrestri decidono di agire. Non c’è modo di “riportare in vita Terra, rigenerare il suolo”.
L’unica cosa da fare è andare altrove, cercare un altro modo. Viene dunque organizzata una squadra di ricognizione spaziale, con il compito di raggiungere il pianeta Marte, ispezionarlo e valutare se l’umanità possa trasferirvisi realmente. E’ questa, di fatto, l’unica alternativa: tra gli otto pianeti del sistema solare, Marte sembra l’unico non invivibile a priori.
La squadra dunque parte, il viaggio scorre tranquillo e solo verso la fine un dubbio assale gli astronauti: i marziani…! Ci saranno i marziani? E, se sì, come ci accoglieranno? Il dubbio viene tuttavia sciolto poco dopo, quando finalmente il team giunge a destinazione. Quello che appare agli occhi dei terrestri è una città, una vera e propria città marziana, ma completamente distrutta, senza alcun abitante o altra forma di vita. Una città morta in un pianeta in rovina. Cos’è accaduto? Dove sono gli abitanti?
I tecnici della squadra terrestre cominciano ad adoperarsi, a cercare segni, oggetti e qualunque cosa possa spiegare la storia di Marte, la sua desolata devastazione. Grazie ad una serie di documenti, si scopre così che i marziani sono andati via, abbandonando il pianeta. Rampe di lancio hanno sparato verso un altro pianeta ogni cosa avesse un valore. Marte, per i suoi vecchi abitanti, era divenuto invivibile. Ma un destino comune sembra delinearsi tra marziani e terrestri. Anche i marziani, infatti, hanno vissuto una fase sotterranea della propria storia. Prima di volare via hanno scavato tunnel e rifugi per ripararsi da un mondo divenuto, come la Terra, ostile e impossibile.
Appurata l’invivibilità di Marte, la preoccupazione principale della squadra di ricognizione diviene dunque quella di scoprire l’esito della migrazione marziana e, soprattutto, il lontano pianeta su cui quegli esseri si sono spostati. Scoprirlo per raggiungerli, condividere con loro quel mondo o, in caso di necessità, cercare di strapparglielo.
Grazie ai documenti ritrovati, i tecnici terrestri riescono a rispondere ai quesiti: il viaggio era avvenuto seicentomila anni prima. Il pianeta raggiunto dai marziani era fertile e lussureggiante, “alberi e prati e oceani azzurri”, un vero paradiso. Ma la migrazione non era stata indolore: infatti, le colonie marziane giunte a destinazione erano per varie ragioni cadute in disgrazia. “E’ un’impresa colossale trasferire un’intera società, armi e bagagli. Hanno impiegato tre o quattrocento anni a trasbordare tutto ciò che avevano di utile da Marte all’altro pianeta”. Ma non avevano previsto i rischi di una simile impresa e così i coloni erano rapidamente regrediti. “Non sono riusciti a tenere vive tradizioni e conoscenze. La società si è sfaldata. Poi sono venute la guerra, e le barbarie”.
Una migrazione dolorosa, dunque. Tuttavia erano sopravvissuti.
I terrestri avrebbero dovuto fare altrettanto. Marte, mondo in rovina, non poteva accogliere la migrazione terrestre. Occorreva dunque scoprire l’altro pianeta, raggiungerlo e conquistarlo.
Poi, un telescopio, servito per guidare il lancio marziano.


I terrestri guardano dentro. Dall’altra parte, al centro della lente, il pianeta raggiunto dai marziani: è la Terra.
“I quattro uomini restarono zitti. Si fissarono a labbra strette”. Avevano capito.
“Abbiamo distrutto due mondi, disse infine Hallowey. Non uno solo. Prima Marte. Lo abbiamo ucciso e ci siamo trasferiti sulla Terra. E abbiamo distrutto la Terra con la stessa sistematicità usata su Marte”.
“Un circolo chiuso, disse Mason. Siamo tornati al punto di partenza. Raccogliamo il raccolto seminato dai nostri antenati. Ci hanno lasciato Marte in questo stato. Del tutto inutilizzabile. E adesso noi ci aggiriamo tra le rovine in cerca di qualcosa, come anime dannate”…
“Un’area per picnic. Bottiglie rotte, lattine e piatti di carta. Dopo che la gente se n’è andata. Solo che adesso è tornata, e sarà costretta a vivere nel merdaio che ha fatto”.
E ora?
“Continueremo a cercare finché non troveremo qualcosa. Non resteremo su questa pattumiera dimenticata da Dio... Lo troveremo. Un mondo vergine. Un mondo non ancora distrutto”…
“Non è giusto, urlò Mason. Due mondi bastano! Non distruggiamone un terzo”.
Ma due mondi non bastavano affatto. I terrestri stavano già immaginando il nuovo pianeta, “stringendolo con tutta la forza delle loro mani. Facendolo a brandelli, atomo dopo atomo…”





Nel 1954 Philip K. Dick scrive “Survey Team”, Squadra di ricognizione, breve racconto-metafora su uno dei possibili futuri dell’umanità. In piena guerra fredda, con le prime avvisaglie di crisi ecologica e la paura di una catastrofe incombente, Dick lanciava così, secondo il suo stile, un allarme laconico e disincantato: verrà davvero il tempo in cui dovremo predisporre una squadra di ricognizione? A quanti mondi si fermerà l’egoismo della specie umana?
Il racconto è un’eccellente immagine di quella che zoologi ed ecologi chiamano strategia r, la strategia dell’annienta e fuggi, tipica di alcune specie animali cosiddette fuggitive (le cavallette, i lemmings, il lavoratore dal becco rosso). “Una specie fuggitiva, per definizione, è una specie sospinta da un posto all’altro a causa del suo legame con una nicchia ecologicamente instabile”.
In altri termini, una specie costretta continuamente a migrare per via delle modalità del suo stesso comportamento: riuniti in gruppi numerosissimi, gli animali giungono nel luogo in questione, lo assaltano depauperandolo d’ogni risorsa e, dopo essersi ampiamente riprodotti, migrano in altro luogo. Lasciando sul campo, come direbbe Dick, bottiglie rotte, lattine e piatti di carta.
A questa strategia, per salvare il nostro pianeta bisognerebbe contrapporne un’altra, nota invece come strategia K. Nel caso K, gli animali (ad esempio aquile e lupi) sono in grado, invece, di “programmare la densità delle loro popolazioni in modo da prelevare risorse dall’ambiente senza depauperarlo…” e dunque creando situazioni generalmente stabili, tali cioè da mantenere in equilibrio tanto le specie in quell’ ambiente quanto l’ambiente stesso.


Tratto da. www.mercatiesplosivi.com

Giuseppe Di Giovanni

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