Il rapporto con il cibo: la visione psicosomatica della dieta. Alcuni spunti di riflessione

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Il rapporto con il cibo: la visione psicosomatica della dieta. Alcuni spunti di riflessione

Messaggio  Dott.Alessandro Todeschin il Mar Ago 05, 2008 11:02 pm

Dimagrire non è solo una questione di calorie da aggiungere o togliere al nostro regime alimentare, bensì un problema che va a toccare la persona nella sua totalità.
Mangiamo troppo perché mangiamo per rabbia, per solitudine, per noia, per abitudine, per mancanza di affetto…
Soprattutto mangiamo per colmare un vuoto esistenziale. Perché abbiamo perso il nostro baricentro. Perché la nostra vita è sempre uguale, ed il cibo è l’anestetico più immediato e a portata di mano.
Mangiamo per coprire un vuoto, un disagio, per l’impossibilità di tirare fuori la nostra vera identità.
Il sovrappeso, dunque, ha radici profonde. In particolare bisogna considerare come il nutrimento nasconde una serie di significati simbolici legati alla sfera affettiva e che danno agli alimenti un valore che va ben al di là del puro aspetto biologico.
Introduciamo più calorie del normale perché ciò di cui avremmo veramente bisogno sono “calorie affettive”: ma non ne siamo consapevoli. Ricorrere al cibo diviene allora la modalità più immediata e automatica per tamponare questa angoscia. Attenzione però: così facendo anestetizziamo con il cibo le nostre sofferenze!
Allora la prima cosa da fare è cercare di interrompere la spirale di cui siamo prigionieri.
Qual è il vuoto insaziabile che abbiamo bisogno di colmare?
Le solite diete non funzionano proprio perché si occupano solo dell’aspetto calorico degli alimenti, della quantità. Proprio qui sta il limite: nell’occuparsi del nostro corpo in modo quantitativo.
Ma la vita, il cibo, noi stessi siamo ben di più!
La realtà è che ingrassiamo perché abbiamo un cattivo rapporto con noi stessi, non ci conosciamo, non ascoltiamo i nostri bisogni.


Alcuni consigli utili per cambiare il nostro rapporto con il cibo:

- rallentiamo: avviciniamo il cibo alla bocca lentamente, sediamoci comodi e mastichiamo, mastichiamo, mastichiamo. Gustiamo fino in fondo il nostro boccone, non trangugiamolo in tutta fretta. Il pasto deve essere un rito!
- scegliamo i cibi che nutrono l’anima: mangiamo il cibo di cui abbiamo realmente voglia e non la prima cosa che ci capita sotto mano! Diventiamo consapevoli di quello che entra all’interno del nostro corpo. Premiamoci con dei sapori che ci nutrano anche affettivamente.
- mangiamo anche con il naso: assecondiamo il nostro olfatto, per uscire dalla routine noiosa dei soliti piatti. Largo alla fantasia e alle novità.
- riscopriamoci cuochi: cucinare è il primo passo per annusare, manipolare gli alimenti, portarli alla bocca con le mani, provare l’acquolina in bocca…tutti segni che il nostro rapporto con il cibo sta cambiando. E, con i tempi lenti che la buona cucina richiede, anche chi è stressato recupera un contatto meno ansiogeno con il tempo, dando libero sfogo alla propria creatività.


Alcune strategie anti-fame:

- il massaggio all’ombelico: sdraiatevi supini con le ginocchia piegate e i piedi che poggiano a terra. Questa posizione aiuta a spostare i visceri verso il torace con un immediato effetto rilassante. Con un movimento leggero cominciate a massaggiare il vostro ombelico con dei movimenti lenti e circolari. Potete cospargere un po’ di olio tiepido per facilitare l’esecuzione. La pancia diventerà sempre più morbida e calda, aprendo lo scrigno delle emozioni.
- rannicchiarsi in posizione fetale è un aiuto concreto per superare i momenti di crisi. Quando siamo colti da un attacco di fame nervosa, troviamo un luogo comodo e silenzioso dove raccogliersi abbracciando le ginocchia al petto dondolarsi leggermente. Potete emettere un dolce suono che accompagni questo lieve movimento. Produrrete una sensazione di benessere e rilassamento che aiuterà a neutralizzare i morsi della fame.
- consapevolezza ad ogni pasto: quando ci avviciniamo ad un cibo è importante che lo facciamo con una consapevolezza diversa. Regola fondamentale: se mangio mi siedo e dedico tempo e spazio ad una operazione che sto facendo. Mi siedo davanti al tavolo, comodo, sereno, calmo, rilassato: ascolto i punti di appoggio del mio corpo, respiro lentamente, divento presente a me stesso. Solo allora porterò l’attenzione sul cibo che entrerà nella mia bocca. Stop agli automatismi: devo essere lì, totalmente lì dove sono e gustarmi lentamente il mio cibo o la mia bevanda.


Le regole “selvagge” per recuperare linea e salute:

- mangiare con le mani: ogni tanto, mangiare con le mani ci aiuta a ritrovare un rapporto simbolico con il cibo. Quindi, quando è possibile, mettiamo da parte le restrizioni dell’etichetta e del buon costume e nutriamoci con le mani.
- sporcarsi un po’: guardiamo i bambini. Sporcarsi con il cibo, per loro, è quasi una festa. Facciamo così anche noi e non corriamo subito a lavarci se una goccia di sugo si ferma sui vestiti.
- lasciarsi imboccare: imboccare è un gesto che, di solito, si fa tra amanti…ma non solo. Rimanda ad un’atmosfera affettiva dove dare il cibo è anche occuparsi dell’altro con tenerezza.

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dott. Alessandro Todeschin (Thiene, VI)
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